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Necropoli di Vallerano e Decima

Necropoli di Vallerano
Nella tenuta di Vallerano (in prossimità dei confini della Riserva Naturale di Decima Malafede), nel corso delle indagini archeologiche effettuate dall’attuale Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma negli anni ‘90, è emerso un vasto sepolcreto (circa 100 tombe) di età imperiale attiguo ad una villa, utilizzato dall’età degli Antonini al III sec. d.C. Le sepolture, tutte ad inumazione, sono del tipo a semplice fossa con coperture “alla cappuccina” o piane, e del tipo “a forma” (ovvero con fossa rivestita da muretto). Di queste solo alcune sono corredate da oggetti di accompagno, quali lucerne e vasi di ceramica comune. Rara è inoltre la presenza di una moneta nella bocca del defunto, il cosidetto “obolo di Caronte”, una tradizione di lungo uso nell’antichità. Raggruppate insieme in una parte del sepolcreto, si trovano inoltre alcune tombe più ricche e di maggiori dimensioni, forse in origine dotate di alzati monumentali, e destinate probabilmente ad esponenti di classi agiate. Tra tutte emerge la sepoltura di una giovane adolescente deposta in un sarcofago di marmo ed accompagnata da un ricco corredo, molto simile a quello della celebre Crepereia Tryphena. Un vero e proprio “tesoro” composto da gioielli in oro e pietre preziose, oggetti per la toletta (uno specchio argenteo con inciso il mito di Elle e Frisso, un portatrucco in argento a forma di conchiglia bivalve) ed una bambola in avorio. Il corredo della “Fanciulla di Vallerano” è oggi esposto al Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo (Roma).

Abitato e necropoli di Decima
Alla fine degli anni ‘60, in occasione dell’allargamento della vecchia via Pontina, in località Decima, le indagini archeologiche delle Soprintendenze alle Antichità di Roma ed Ostia portarono alla scoperta di un abitato preromano e di una necropoli riferibile all’VIII-VII sec. a.C. L’insediamento sorgeva sulla collina di Monte Cicoriaro, in posizione strategica di controllo sulla piccola e fertile valle del fosso di Malafede, affluente di sinistra del Tevere; l’abitato era dotato di un’acropoli ed era fortificato con muri in blocchi di opera quadrata. Nulla si sa sul nome di questo antico insediamento e sulle vicende che portarono alla sua scomparsa. Alcuni autori ritengono che si possa identificare con Politorium, centro di rilievo del gruppo latino deiLaurentes, che sarebbe stato distrutto (Tito Livio) da Anco Marcio durante l’espansione romana verso il litorale (ultimo quarto del VII sec. a.C.). La necropoli, parzialmente scavata (circa 400 tombe), era composta da tombe del tipo a fossa, scavate nel terreno. Alcune sepolture presentavano corredi arricchiti da oggetti di particolare pregio provenienti dai commerci con l’Etruria e la Grecia. Tra queste emerge la “Tomba con carro” che apparteneva ad un giovane guerriero, paragonabile, pur con minor fasto, ad analoghe sepolture “principesche” rinvenute nelle necropoli etrusche del litorale tirrenico, che manifestano la presenza di società nettamente articolate in classi, con aristocrazie emergenti.

Alessandra Reggi (tratto da Atlante dei Beni Culturali delle Aree Naturali Protette di RomaNatura)


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