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Chiesa di S. Passera

La chiesina medievale, posta a pochi metri dalle rive del Tevere e costeggiata dall’odierna via della Magliana, era un piccolo oratorio di campagna che doveva accogliere la popolazione rurale e coloro che transitavano lungo il fiume.

S. Passera non è riportata nei nostri calendari. La denominazione probabilmente deriva dalla corruzione della dedicazione originale ai santi titolari Ciro e Giovanni, in particolare dal primo dei due noto anticamente come Sant’Abbaciro, da cui, Appaciro, Appacèro, Pà cero, Pà cera, Passera. La più antica menzione del nome, ormai trasformato in Santa Passera, è registrata in alcuni documenti notarili dell’anno 1317 che riguardavano la compravendita di terreni limitrofi alla chiesina. I due santi egiziani Ciro e Giovanni, conosciuti per le loro capacità medico-taumaturgiche, furono martirizzati a Canopo, presso Alessandria d’Egitto, nel 303, sotto l’imperatore Diocleziano. La traslazione delle relique dei corpi a Roma avvenne in una fase imprecisata (VII-IX sec.) a seguito della quale furono sepolti nella chiesa alla Magliana. Certamente a Roma la venerazione dei due martiri era molto diffusa nei secc. VII-IX, in quanto sorsero numerose chiese ed oratori dedicati al loro nome, come la chiesina di S. Passera che ne costituisce una preziosa testimonianza.
Il complesso, dalle linee semplici, ha subito nel corso dei secoli numerosi rifacimenti che hanno modificato l’aspetto originario dell’edificio, le cui strutture portanti dovrebbero risalire al V-VI sec. La facciata principale, prospiciente il Tevere, cui si accede da una duplice rampa di scale simmetriche, è realizzata in laterizi e presenta, al di sopra del portale d’ingresso, un finestrone chiuso da una grata decorata con motivi geometrici, mentre lateralmente vi sono due nicchie con cornici in laterizio. Il retro della chiesa si affaccia con l’abside su via della Magliana ed è impreziosito al centro da una finestra bifora con una colonnina ornata da un capitello corinzio. L’interno dell’edificio consta di due piani sovrapposti e di un ambiente ipogeo, che in origine dovette essere un sepolcro romano. Al piano superiore è la chiesa attuale: un’aula rettangolare conclusa da un piccolo presbiterio, ricca di affreschi, frutto di interventi successivi dall’VIII secolo sino al Rinascimento.
Al XV secolo si possono attribuire le pitture dell’abside, dove troviamo il Redentore tra gli Apostoli, Cristo tra i Santi Ciro e Giovanni, la Vergine con il Bambino, S. Antonio da Padova e le sorelle martiri Prassede e Pudenziana. All’VIII-IX secolo. sono invece riferibili i dipinti che ornano la parete sinistra dell’oratorio: cinque figure di santi tra i quali S. Basilio e S. Nicola di Mira (meglio noto come S. Nicola di Bari), particolarmente venerati nella cultura bizantina. Al piano inferiore si trova un cripta, probabilmente la chiesina primitiva, da cui si accede alla cella ipogea dove furono deposte le reliquie dei martiri.

Alessandra Reggi (tratto da Atlante dei Beni Culturali delle Aree Naturali Protette di RomaNatura)


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