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Chiesa di S.Francesco d’Assisi (o S.Onofrio in Campagna)

La chiesa, posta lungo la via Trionfale, un tempo itinerario francigeno, si affaccia sulla piazza oggi denominata Monte Gaudio, in omaggio alla gioia provata dai pellegrini romei nel vedere per la prima volta la città meta dei loro sogni. La cappella primitiva fu costruita nel 1660 per iniziativa di Bartolomeo Neri, canonico della Collegiata dei SS. Celso e Giuliano in Banchi, il quale mise a disposizione il terreno di una vigna di sua proprietà.
La chiesina sorse in funzione della popolazione del borgo rurale, che in omaggio al Papa Clemente XI nel 1708 avrebbe assunto il nome di Borgo Clementino. Presto l’edificio parrocchiale divenne insufficiente per accogliere la popolazione, fu allora (1655) che l’abate decise di farne dono ai frati Gerolamini di S. Onofrio al Gianicolo, con la clausola che dopo la sua morte vi avrebbero eretto una chiesa in onore di S. Francesco e un convento per dodici frati. I lavori di edificazione, iniziati nel 1669, dopo alterne vicende si conclusero nel 1678. Nonostante la chiesa fosse stata costruita in onore di S. Francesco, veniva popolarmente chiamata S. Onofrio in Campagna per distinguerla da quella cittadina del Gianicolo.
La Parrocchia amministrò un ambito territoriale vastissimo, che raggiungeva ad est la Cassia e a nord la Giustiniana, con una popolazione di circa 500 anime. Sino agli anni ‘40 del secolo scorso il borgo di S. Onofrio festeggiava il Corpus Domini con una processione che si svolgeva lungo la via Trionfale; in questa occasione la chiesa veniva illuminata a sera, con efficace sottolineatura delle linee architettoniche.
È ignoto il nome dell’architetto che disegnò la pianta della chiesa, mentre conosciamo quello dell’artefice della facciata: il messinese Pietro Passalacqua (autore delle assai più elaborate facciate della Chiesa dell’Annunziatina in Borgo S. Spirito e di S. Croce in Gerusalemme), che realizzò un prospetto elegante e sobrio che ben si addice ad una chiesa rurale. Sull’altare, la pala raffigurante la Madonna con il Bambino tra S. Francesco e il B. Pietro Gambacorti è opera del palermitano Giuseppe Ciacci; Marcantonio Barigiona è invece l’artefice dei putti in stucco realizzati nel presbiterio. Nella sagrestia sono state trasferite le due tele inserite nel XIX secolo sui due altari laterali: l’Immacolata di Pietro Gagliardi (1865) e le Anime del Purgatorio di Luigi Herzog (1885). Fino al 1933 la chiesa è stata officiata dalla Congregazione degli Eremiti di San Girolamo, disciolta da Pio IX per l’esiguo numero cui erano ridotti, quindi passò agli Scolopi che operarono notevoli ed impietose modifiche.

Alessandra Reggi (tratto da Atlante dei Beni Culturali delle Aree Naturali Protette di RomaNatura)


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