Menu Superiore
SOCIAL
Menu Principale

Ponte Salario

*

Seppur storicamente altrettanto celebre del Nomentano, di questo ponte si preservano solo pochi elementi strutturali. Antico quanto la via Salaria, ed inizialmente costruito in legno, sin dalle origini fu utilizzato dai popoli Sabini per raggiungere agevolmente la foce del Tevere, dove potevano rifornirsi di sale (da cui il nome della strada). Se la tradizione romana tramanda che proprio qui potrebbero essere passate le donne sabine coinvolte nel leggendario e celebre “ratto”, la più lontana notizia che abbiamo sul ponte è quella relativa all’invasione gallica (Tito Livio), conclusasi nel 361 a.C. con la sconfitta del popolo dei Celti. Ma le strutture superstiti del ponte sono ascrivibili solo all’età tardo-repubblicana; si tratta di due fornici laterali costruiti in opera quadrata di tufo, che in origine affiancavano un grande arco centrale in travertino. Il ponte fu teatro di alterne vicende di distruzione e rinascita. Nel 547 fu distrutto dai Goti di Totila e quindi ricostruito per opera di Narsete; ancora, fu occupato (1433) da Nicolò Fortebraccio per essere poi restaurato da Niccolò V (1447-1455).
Ulteriori danneggiamenti furono opera prima (1798) dei napoletani, poi (1848) dei francesi ed infine (1867) delle truppe pontificie impegnate ad ostacolare l’avanzata dei garibaldini verso Roma. Nel 1930 fu occultato dalla struttura moderna.
Oggi, l’intenso traffico veicolare non consente di percepire l’attraversamento del fiume Aniene sui resti di un ponte dalle vicende millenarie, e la memoria del suo antico splendore sopravvive solo nelle riproduzioni di artisti del passato.

Alessandra Reggi
(tratto da Atlante dei Beni Culturali delle Aree Naturali Protette di RomaNatura)

* Joseph Mallord William Turner, View over the Roman Campagna,
per gentile concessione della TATE IMAGES London,
immagine protetta da copyright