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Villa Madama

p. 97 MR 23296La villa fu costruita lungo le pendici di Monte Mario su un fondo di proprietà del Capitolo di S. Pietro con inclusa residenza suburbana, che venne acquistato nel 1516 da Papa Leone X con il probabile intento di ristrutturare la modesta dimora.
Nella storia della committenza della villa, con il passare del tempo, accanto al nome del pontefice compare quello di suo cugino, il Cardinale Giulio de’ Medici che volle trasformare la dimora in una villa suburbana da affiancare al palazzo di città (attuale sede del Senato). Il cardinale, fine umanista e profondo appassionato d’arte, fu mosso dalla volontà di emulare il cugino pontefice che aveva una villa nel suburbio romano alla Magliana.
Controversa appare la vicenda legata all’iter progettuale, al travagliato percorso per la realizzazione della villa ed agli artisti coinvolti. Sembra tuttavia accertato, secondo quanto riconosciuto dalle cronache contemporanee, che Raffaello abbia avuto il ruolo principale di coordinamento a partire dalla progettazione. UPT0199
Raffaello sviluppò un programma architettonico ambizioso: una serie di logge, porticati, esedre e splendidi giardini all’italiana con uno sviluppo scenografico lungo il declivio del colle sino al Tevere, completati da un teatro, una peschiera ed un ninfeo dove si trova la celebre fontana dell’Elefante (l’amuleto di corte di Leone X, dono del Re del Portogallo). Per l’esecuzione dei lavori Raffaello si avvalse dei suoi discepoli.
Antonio da Sangallo il Giovane curò la costruzione e dopo la morte del maestro ebbe il coordinamento dei lavori; le decorazioni furono realizzate da Giulio Romano, Baldassarre Peruzzi, Giovanni Battista da Udine, Francesco Penni e dallo scultore fiorentino Baccio Bandinelli. Tuttavia l’opera non fu completata a causa della morte di Raffaello (1520) e quindi di Leone X (1521), nonché delle vicissitudini politiche e militari che colpirono Roma quando il Cardinale Giulio diventò Papa con il nome di Clemente VII, culminate con il sacco dei Lanzichenecchi del 1527. Dopo la morte di Clemente VII (1534), la villa divenne la residenza ufficiale di Margherita d’Austria, conosciuta con l’appellativo di “Madama”, che sposò in seconde nozze Ottavio Farnese. Scomparsa Margherita, i Farnese concessero l’edificio ad accademie letterarie e musicali: qui fu appunto fondata l’Accademia degli Sfaccendati (1672). Anche i Borbone di Napoli, proprietari dal 1731, non la abiteranno, concedendola in ospitalità a scrittori ed artisti come Wolfang Goethe.
Successivamente la villa cadde in un progressivo abbandono sino al 1913 quando venne UPT0166acquistata da un ingegnere di Tolosa, Maurice Bergès. Ai suoi restauri, realizzati su progetto di Marcello Piacentini, ed agli interventi voluti dal Conte Dentice di Frasso che fu proprietario dal 1925, si deve il completamento della costruzione ed il recupero dell’antico splendore. Dal 1937 l’edificio è sede di rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri.