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Abitato e necropoli di Acqua Acetosa-Laurentina

Nel 1976 la Soprintendenza Archeologica di Roma (oggi Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma) ha individuato un abitato protostorico ed una necropoli che occupavano la collina prospiciente il fosso dell’Acqua Acetosa, a poca distanza dalla sua confluenza nel Tevere.
Il sito, per la prossimità ad una sorgente di acqua minerale e la posizione strategica dominante la valle fluviale, favorì lo stanziamento umano sin dai secc. XII-X a.C., ma solo a partire dagli inizi dell’VIII sec. assunse l’aspetto di centro fortificato, analogamente a quanto avvenne in altri centri latini. L’abitato, naturalmente ben difeso a sud dalle pareti scoscese del fosso, sugli altri lati fu dotato di un sistema di opere costituito da un terrapieno fortificato ed un fossato artificiale. La necropoli era costituita da 175 tombe, riferibili ad un periodo compreso tra l’VIII e forse ancora il VI sec. a.C.
Dalle sepolture si ricavano informazioni importanti sullo sviluppo dell’organizzazione sociale di questa comunità , dove a partire dalla fine dell’VIII sec. emergono gruppi aristocratici che si distinguono per la ricchezza dei corredi e la monumentalità degli edifici sepolcrali. Nella necropoli infatti, oltre alle più comuni tombe a fossa, accompagnate da pochi oggetti di corredo, si trovano tombe più ricche, con la presenza di ornamenti personali realizzati con materiali preziosi e vasi e recipienti d’importazione o imitazione greca. Particolarmente vistose sono inoltre le sepolture, evidentemente dei membri più importanti del gruppo, costruite con grandi fosse a camera coperte da tumuli esterni e collocate entro ampi circoli di tombe.

Alessandra Reggi
(tratto da Atlante dei Beni Culturali delle Aree Naturali Protette di RomaNatura)