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Farfalle nel Lazio

La varietà paesaggistica dell’Appennino italiano, soprattutto nel Lazio che costituisce una rappresentanza significativa dell’Italia appenninica, ha portato ad una complessa diversificazione della biodiversità nei differenti ambiti locali.

La distribuzione attuale della maggior parte della fauna e della flora sul territorio italiano sono conseguenza delle variazioni geografiche e climatiche avvenute dal Pliocene ad oggi, in un arco temporale di circa 2 milioni di anni.

Ma non va assolutamente dimenticata l’azione dell’uomo che, con le sue modifiche ad interi territori, ha profondamente mutato l’aspetto di numerosi ambienti naturali. Un esempio può essere la bonifica delle paludi costiere che ha portato alla diminuzione o scomparsa di numerose specie acquatiche e terrestri.

Le specie relitte e le specie endemiche rappresentano solo la punta dell’iceberg della popolazione animale e vegetale del Lazio, la cui conoscenza è ancora oggi incompleta, anche se grandi passi in avanti sono stati fatti dal 2006 in poi. Da tale data è infatti attivo l’Osservatorio della Biodiversità del Lazio [1] il cui obiettivo principale è di “raccogliere, elaborare e interpretare dati e informazioni sulla biodiversità nel territorio della Regione Lazio, produrre documentazione di sintesi per facilitare le attività di monitoraggio e programmare iniziative di acquisizione di dati nelle aree meno conosciute.” (dal ProgrammaLazio, ARP Lazio, 2003).

Ad oggi, l’Osservatorio dispone di un database geografico nel quale sono inserite oltre 200.000 segnalazioni di presenza di animali appartenenti a gruppi animali diversi: Mammiferi, Uccelli, Rettili, Anfibi, farfalle diurne e fauna cavernicola.

Oltre alla sistematizzazione dei dati, l’Osservatorio si occupa anche di indirizzare e promuovere studi sui temi e sulla conservazione della biodiversità.

Un gruppo di botanici dell’Osservatorio ha elaborato un complesso modello climatico e bioclimatico del Lazio che, oltre al profilo attuale, è capace di comprendere anche gli scenari climatici previsti fino alla fine del secolo circa, sulla base dei quali si possono fare ipotesi sulle variazioni della distribuzione delle specie animali e vegetali nella Regione Lazio.