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Farfalle ed Ambiente

Le farfalle sono gli insetti più conosciuti ed amati, sia per il loro piacevole aspetto che per il fatto di essere completamente privi di difese: infatti non pungono, non mordono, non infastidiscono.

La loro delicata bellezza è il simbolo estivo del calore e della tranquillità , mentre la loro metamorfosi ha da sempre affascinato gli uomini divenendo fonte inesauribile di ispirazione per poeti, scrittori, pittori e fotografi.

Le farfalle, oltre a far parte del nostro patrimonio naturale, sono oramai anche un patrimonio culturale, in alcune popolazioni viene loro attribuito un profondo significato spirituale e religioso legato alla loro completa trasformazione durante le ultime fasi del ciclo vitale.

È molto semplice vedere una farfalla grazie alle sue ali colorate ma oggi è un evento abbastanza raro: in Italia ben 55 specie sono infatti minacciate o considerate vulnerabili.

Le farfalle sono i primi indicatori dello stato di salute degli ambienti: se una specie vive e si riproduce in un determinato habitat significa che l’ambiente è sano.

Infatti i Lepidotteri, avendo un alto tasso riproduttivo e posizionandosi nelle parti basse della catena alimentare, sono in grado di rispondere velocemente agli stress ed ai cambiamenti, per cause naturali ed antropiche, degli ecosistemi; per cui la presenza – assenza di determinate specie è indice delle condizioni ecologiche, microclimatiche e vegetazionali dell’ecosistema analizzato.

Altro aspetto che li rende ottimi bioindicatori è il fatto che molte farfalle sono legate ad una specifica pianta sia per la deposizione delle uova che per il nutrimento.

Le farfalle sono molto sensibili ai cambiamenti inadatti o contrari alle esigenze del loro ciclo vitale e molte delle cause che hanno reso e rendono un habitat ostile sono state conseguenza di azioni dell’uomo ed avvengono in modo troppo rapido e radicale per permettere alle farfalle di adattarvisi:

  • Cambiamento dell’uso del suolo. È la causa più immediata, più comune e devastante che distrugge in modo diretto e permanente il loro habitat. È dovuto all’aumento rapido della popolazione umana e degli standard di vita che hanno causato una insaziabile richiesta di suolo per l’espansione edilizia, i trasporti, per scopi sociali, ricreativi e produttivi. Tale sviluppo costituisce una distruzione permanente di centinaia di ettari di habitat naturali i quali diventano inutilizzabili per le farfalle e per molte altre specie di animali e piante. Pochissime specie di farfalle riescono a sopravvivere in aree urbane se vengono mantenuti piccoli appezzamenti di terra incolta e se sono presenti alcuni giardini naturali. Soltanto negli ultimi anni sono stati seriamente presi in considerazione gli effetti sull’ambiente della perdita degli habitat.
  • Agricoltura intensiva e uso di sostanze chimiche. La maggior parte della terra utilizzata per scopi agricoli e per il pascolo, a causa dei metodi di conduzione dell’agricoltura moderna, oggi costituiscono l’habitat più ostile alla vita delle farfalle. Il cambiamento verso una maggiore efficienza della produzione e del massimo sfruttamento della terra hanno condotto inevitabilmente al deterioramento e alla perdita di habitat naturali.

Alcune pratiche come l’uso intensivo, qualche volta anche indiscriminato di insetticidi chimici, diserbanti e fertilizzanti, le manipolazioni genetiche di piante ed animali, la rimozione di siepi, il livellamento dei terreni, da un lato contribuiscono al ritorno più rapido dell’investimento agricolo mentre dall’altro provocano la distruzione di animali e piante selvatiche divenuti oggi rari e a rischio di estinzione. L’uso di sostanze chimiche (pesticidi, concimi e diserbanti) avvelena direttamente le farfalle e gli altri animali ma li privano anche di risorse alimentari in quanto distruttori delle piante alimentari per le loro larve e delle fioriture spontanee che costituiscono fonte di nettare nello stadio adulto.

  • Rimboschimenti con conifere. Nel nostro territorio molti rimboschimenti di conifere hanno sostituito i boschi decidui che una volta ospitavano ricche popolazioni di farfalle. Le conifere inoltre creano habitat ostili alle farfalle: mentre nelle fasi iniziali di crescita permettono anche la crescita di altre piante. Dopo circa 5-10 anni dall’impianto la loro natura dominante preclude la luce alle altre piante che non riescono ad attecchire in un terreno ricoperto gradualmente di aghifoglie.
  • Gestione del ceduo. La maggior parte degli habitat adatti alle farfalle possono deteriorarsi rapidamente se avvengono modifiche nella gestione del suolo. La negligenza e la mancanza di conoscenze possono condurre ad una propagazione di piante non autoctone (vegetazione estranea) e quindi inadatte alla vita della nostre specie. E’ anche possibile che cambiamenti appena percettibili come la scomparsa di radure, l’eliminazione di siepi e di bordure naturali causate da una cattiva gestione del bosco, possano far superare il punto di tolleranza critico di una determinata specie soprattutto durante lo sviluppo dei bruchi.
  • Frammentazione degli habitat. E’ la causa che indebolisce le colonie di farfalle causandone l’estinzione. L’habitat frammentato in piccole porzioni, con colonie tra loro troppo distanti, ospita popolazioni che non possono evitare le naturali fluttuazioni e che hanno pochissime opportunità di stabilizzarsi.
  • Inquinamento dell’aria. Costituisce una seria minaccia all’equilibrio naturale e alla sopravvivenza di molti animali e specie di piante e le farfalle sono estremamente sensibili agli inquinanti chimici nell’ambiente e nell’aria e quindi hanno bisogno di aria pulita e non contaminata. L’inquinamento atmosferico ha un effetto diretto e disastroso ma il maggiore allarme viene dato per gli effetti a lungo termine, che non possono essere previsti e che non sono visibili nell’immediato.
  • Cambiamenti climatici e riscaldamento globale. Il riscaldamento globale può costituire una minaccia per le farfalle e gli habitat naturali esistenti anche se l’effetto più visibile è quello di influenzare la distribuzione delle specie. Le specie migratrici possono spostarsi per colonizzare nuovi habitat più adatti alle loro esigenze mentre le specie sedentarie resteranno in colonie distinte ed isolate fino ad un limite di tolleranza critico che, con il tempo, le porterà all’estinzione.
  • Collezionismo e raccolta di esemplari vivi. Un ulteriore saccheggio da parte di una minoranza di raccoglitori, che a diverso titolo depredano anche specie rare o appartenenti a colonie piccole o isolate, possono causare l’estinzione di specie rare o far scendere alla soglia critica il numero di esemplari della colonia. La raccolta di esemplari vivi dovrebbe essere scoraggiata fortemente se non per scopi seriamente scientifici volti alla loro tutela e conservazione. L’uccisione non necessaria di creature innocue per gratificazione personale è moralmente inaccettabile e fortemente contestabile in quanto riduce il numero di esemplari presenti.

Per fortuna il progredire della tecnologia fotografica nel corso degli ultimi venti anni ha fatto sì che la macchina fotografica potesse sostituire efficientemente la rete del raccoglitore divenendo un passatempo positivo e alla portata di tutti, mentre le farfalle che spesso vengono uccise dagli autoveicoli senza riportare danni estetici alle ali possono costituire una collezione fatta senza dar luogo a danni seri per la specie.

Se non viene invertita la rotta, riducendo la pressione dell’uomo sugli habitat naturali, il consumo e lo sfruttamento delle risorse naturali sarà impossibile salvare molte specie dall’estinzione.

Solo la determinazione, la perseveranza e l’ingegnosità di tutti noi può continuare a fare della terra una casa per le farfalle e far sì che le generazioni future possano ammirale anch’esse dal vivo.